L’ospitalità russa, unica nel suo genere

Sapete perché agli ospiti si dice di bussare con i piedi?
Perché le mani devono essere piene di doni.

Questa è una regola non scritta universale, su cosa vuole dire essere un ospite perfetto nonché gradito. A tante persone ci sarebbe molto da insegnare, ma non ai russi. Quando vi vengono a trovare, vi innondano di regali, di pensieri, di cose buone. Ma quando siete  ospiti a casa loro, graditi, ça va sans dire, vi offrono un mondo intero. 

Dunque, la parola d’ordine è “gradito“, e con i miei amici a Mosca non poteva essere diversamente! Naturalmente, sono tutte persone che sono stati ad Anzio più di una volta, in vacanza, e, spero, continueranno a tornare, perché le nostre cene infinite a base di pesce e bollicine sono bellissime!

Ma oggi non vi parlo dell’arte di essere un ospite perfetto, ma di ospitalità stessa.

A Mosca, oltre a incontrare i miei familiari, siamo andati a trovare 3 coppie di amici, e vi dirò, è stato un weekend senza fine, ad alto tasso alcolico, mangereccio e coccolo. Naturalmente, non eravamo venuti a mani vuote!

Abbiamo iniziato venerdì, in sordina, con la prima coppia di amici, a pasteggiare dalle 4 di pomeriggio, tra bocconi prelibati, vini buoni, tante chiacchiere e, come culmine, una bellissima torta da alto design (peccato che l’ho tagliata male…)

Inutile dire che abbiamo fatto mezzanotte passata (ma solo perché il giorno dopo avevamo gli impegni con la seconda coppia di amici, e avevamo bevuto tantissimo. Beh, immaginate, quello che si può fare in 8 ore).

Sabato, puntuali, passano a prenderci, con un’auto di servizio con la scritta “Procura”. Aiuto. Tranquilli, niente di preoccupante: lui è un procuratore militare (per questo non vi faccio vedere le foto). Prima siamo andati a rinfrescarci la memoria al Cremlino: al Fondo dei Diamanti (stupefacente) e in Armeria, poi ci siamo trasferiti in Parco Zaryadye, per fare un volo virtuale su Mosca (bellissimo, con gli effetti speciali ad hoc) e poi….

Poi siamo andati in un ristorante fuori città, particolare, dove vanno spesso le forze dell’ordine, e abbiamo mangiato da dio. Cucina russa, caucasica, vini armeni, musica dal vivo e infine karaoke. (Vi ricordate che le tavolate russe iniziano con i numerosi antipasti esposti tutti sul tavolo?)

Giornata incredibilmente piena e stupefacente.

Il giorno dopo, domenica, era la più impegnativa. La mattina ci hanno “prelevati” dall’albergo con una “auto blu” per portarci a colazione a casa degli stessi amici di prima, una golosa colazione a base di caviale appena portato da Kamchatka con l’aereo. Inutile dire quanti tipi di caviale, di pesce affumicato e di formaggi avviamo assaggiato. Tutto con i bliny, ovviamente.

Proprio quel giorno c’era anche la festa delle forze armate aeree, ed era l’unico giorno dell’anno in cui si poteva accedere all’aeroporto militare, per vedere aerei, elicotteri, carri armati e altre cose che ai maschi fanno illuminare gli occhi.

Dopo un giro approfondito in questo “parco giochi” e paio di bottiglie per i svariati brindisi, ci hanno accompagnato direttamente al centro di bellezza di un’altra copia di amici, dove, senza troppi giri di parole, ci hanno sottoposto ad una serie di trattamenti tra viso, mani, piedi, capelli, belli, rilassanti e fatti con grande professionalità.

Poi, dritti-dritti in campagna, alla dacia, dove ci aspettavano i veri shashliky (grossi spiedi di carne marinata fatti sulla brace) –  finalmente! – e i manty, una sorta di pasta ripiena originari dell’Asia Centrale. Senza contare altre prelibatezze, vino a fiumi e bella compagnia.

Non so come stareste voi, ma dopo 3 giorni delle feste ininterrotte, mi si sono esaurite le pile e lo stomaco gridava pietà! Ma in fondo, chissenefrega di questi “effetti collaterali”, se abbiamo passato 3 giorni pieni di cose belle e buone, e di calore dell’amicizia?