Sotto l’ombrellone. Gatte morte, chi siete?

Estate, sole, mare. Voglia di fare zero, voglia di chiacchierare tanta. E allora chiacchieriamo. Parliamo di un argomento “caro” a tutte le donne, o quasi: le gatte morte.

Non so voi, ma io sono sempre stata incuriosita dalle origini di questa espressione: da dove viene? Perché gatta? Perché morta? E che fa esattamente?

Dopo averne sentito parlare di recente in tv, in qualche stupida trasmissione estiva, mi è venuta voglia di capire qualcosina in più.

Per iniziare, ho chiesto a mio marito: “Ma tu hai mai incontrato le cosiddette gatte morte? Sai come sono?”

Lui, uomo di una certa età e di una certa esperienza, ha risposto (udite-udite!) : “Ma si, certo, sapessi quante!.. Sono persone insignificanti, perché cercano di manipolarti con il sesso”.

Sesso? No, affatto. Ed è così che ho capito che voi, uomini, di gattamortismo non capite niente, perché nemmeno vi accorgete quando venite manipolati.

Sicuramente vi ricorderete tutte(i) di una gatta morta diventata famosa in tv: Marina La Rosa, quella della prima edizione del Grande Fratello di quasi 20 anni fa. All’apparenza non faceva niente, era sempre sdraiata sul divano, fumava e sussurrava qualcosa con una vocina languida, ma faceva irritare tutte le altre ragazze della casa e non solo. Perché?

Ho fatto un po’ di ricerche nel web. Tornando molto indietro, andiamo a scoprire che l’espressione stessa nasce da una fiaba di Esopo, famoso scrittore greco del VI secolo che, nella sua favola intitolata “Il gatto e i topi”, parla proprio di un gatto intento a catturare i topi. Per riuscire nel proprio intento, si finge morto e, quindi, innocuo, ma i topi –  mica stupidi – non ci cascano e non si avvicinano a lui lo stesso. 

Un’altra versione dice che il nome del fenomeno viene dal movimento di una gatta in calore che si butta per terra a pancia all’aria e rotola, invitando il maschio ad avvicinarsi.

Quindi la definizione di una gatta morta è questa: è una donna che conduce il gioco interpersonale, assumendo un atteggiamento che stimola l’istinto di protezione di un uomo preso di mira, cercando di sedurlo in modo subdolo. E’ ambigua, non è mai chiara nelle sue intenzioni, ma spesso decisamente sdolcinata e svenevole.

Lei non alza i pesi perché è fragile, non guarda gli horror perché si spaventa e non dorme, non guida di notte perché è pericoloso, ma ha una risposta ad ogni domanda e sa tutto meglio di chiunque altro. Insomma, la sua aria indifesa e l’atteggiamento collaborativo nascondono una personalità subdola e provocatoria.

Chi ci rimette? Solo le altre donne. Gli uomini di solito ci cascano come le pere cotte perché adorano essere adulati e lusingati, ma soprattutto sentirsi utili, e non se ne rendono conto, del pericolo. Che sarà mai, offrire un po’ di conforto ad una povera donzella in difficoltà, così innocua, così indifesa? Che sarà mai quel suo messaggino con un video stupido o una frasetta sciocca su uno sfondo colorato che lei manda, apparentemente per ringraziarlo? In realtà è il suo modo di essere sempre presente, di ricordare a lui che c’è, provocando le scenate (volute)  di gelosia delle fidanzate vere, “ingiustificate”, come direbbero i maschietti in questione.

La vostra domanda è, sicuramente, se ne conosco qualcuna. Si, certo, e più di una, fin da quando ero ragazzina, solo che non le chiamavo così. In russo si direbbe овца, ovvero, pecora (pecorella smarrita).

In realtà devo confessare che, quando avevo meno di 20 anni, l’ho fatto anch’io. Volevo provare come funziona,  cosa si prova, e ha funzionato. Ho raggirato un uomo di una mia conoscente (non un’amica, quelle sono sacre!), rendendomi utile, aiutando a risolvere un problema, offrendo il sostengo, dando una mano e entrando in confidenza. E’ stato bello, provare quella sensazione del potere, sapere che stai manipolando qualcuno che non lo capisce, che in realtà non sei amica di nessuno, ma una sorta di Eminenza Grigia.

Non l’ho più rifatto, giuro, perché fingere mi risulta difficile e decisamente impegnativo. E poi mi piace troppo la mia personalità per nasconderla “sotto mentite spoglie”, mi piace ottenere le cose in modo chiaro (anche se a volte ci si rimette).

Come mi difendo dalle gatte morte? Non mi toccano perché intuiscono che posso sbranare chiunque nonostante le apparenze.

E se qualcuna si azzardasse a sfidarmi? Che ci provi.

Voi le avete mai incontrate? Cosa offrireste da mangiare ad una gatta morta? Mica il veleno per i topi? 😉