Fuori Vinitaly. Un’insolita degustazione al buio, tra Rossi e Rosé

Vinitaly mi riserva sempre tante sorprese. Oltre a rivedere il mezzomondo, conoscerne l’altra metà, assaggiare i vini nuovi, sperimentare gli abbinamenti inusuali, partecipare agli eventi di ogni tipo, riesco a fare gli incontri preziosi e a prendere parte alle degustazioni più insolite della mia vita.

Dopo aver messo a confronto decisamente alternativo i Pinot Nero, prodotti nella Champagne e sull’Etna, la sera stessa mi aspettava una degustazione al buio. No, non mi hanno fatto bendare gli occhi, e non sono state coperte le bottiglie con il contenuto da indovinare a tutti i costi. 

E’ stata una elegante degustazione sensoriale di vini molto diversi tra loro, versati in ordine causale, basata solo sullo scambio di opinioni alla fine dei tipo “mi piace questo/non mi piace quello e perché”.  Questo approccio mi ha permesso di tracciare i miei gusti in serenità, senza uno spasmodico tentativo di dire la mia per forza e di indovinare la risposta giusta. Una lenta e gustosa cena, stile “come una volta”, abbondante, saporita, ha fatto da cornice perfetta per i vini misteriosi, incastonati uno per volta, come le gemme preziose, tra un piatto e l’altro. L’organizzatore di questo evento decisamente singolare è stato Paolo Baggini, il produttore e titolare della Fattoria Olmo Antico. Geniale.

E il bello della degustazione era il fatto che Paolo abbia mescolato i suoi vini con alcune etichette di grande prestigio del mondo enoico, senza aver accennato minimamente alla loro provenienza né alla quantità di bottiglie “infiltrate”. Insomma, tutto davvero al buio.

Oltre aver goduto della splendida cena (che ora vi illustro) e della splendida compagnia di una decina di persone, tutte diverse tra loro (c’erano i giornalisti di un canale televisivo nazionale, i ristoratori, gli intenditori e semplicemente i bon buveur), ho scoperto anche un’azienda che non conoscevo. Ora questa scoperta mi ha messo addosso una tale curiosità che devo assolutamente bere qualcos’altro e magari visitare l’azienda.

Per una volta non mi metterò a raccontare e descrivere tutti i vini degustati, tra due bollicine rosa e cinque rossi. Voi che siete curiosi e sicuramente grandi conoscitori del mondo enoico, potete curiosare tra le etichette che ho fotografato fronte e retro, e immaginare di spaziare tra i sentori e le sensazioni spesso contrastanti e molto affascinanti.

Ma ora veniamo al cibo. Il ristorante si chiama Cavour e si trova in una piccola frazione di Villafranca, a Dossobuono. E’ uno di quei locali rassicuranti e confortevoli, dove è tutto “come una volta”. A me fa pensare ai ristoranti degli anni 80, dai pavimenti in cotto, i mobili color mogano, i camerieri che fanno parte del locale da sempre e la cucina tradizionale che più tradizionale non si può. 

Una sala grande divisa in più sezioni da un grosso tavolo al centro. Diversi carrelli, con gli oli,  i dolci e i liquori completano l’arredamento.

Nel menu solo piatti tradizionali, per niente rivisitati, cosa che oramai è una rarità. Ma la cosa che mi ha colpita di più è stato un carrello di bolliti di arrosti, pieno di carne fumante e succulenta.

Ecco alcuni dei piatti arrivati al nostro tavolo.

Tagliere di salumi con la giardiniera

Tagliatelle con ragù di cortile

Gnocchi con Monte Veronese e  ricotta affumicata

 

Un carrello di bolliti e di arrosti con le salse

Fegato alla veneziana

Un carrello con i dolci tra cui zuppa inglese, tiramisù, pere cotte al vino rosso, creme caramel, macedonia e cioccolatini ripieni di zabaione

Ristorante Cavour
Via Cavour, 40
Dossobuono, Villafranca (VR)
Tel. +39 045 513038 

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About Giulia

Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adoro cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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