Speciale Romania. Vini

Ammetto che fino a poco fa ero prevenuta nei confronti dei vini rumeni. Ne avevo assaggiati un paio 5 anni fa, ad un qualche evento di vino, sono rimasta delusa e non ci ho più pensato. Ora, visto che dovevamo passare una parte delle feste a Bucarest, ho deciso di dare a questi vini un’altra chance, sperando che fossero migliorati, e ho fatto bene. Premetto che non sono, o almeno, non ancora, tra i miei preferiti, ma sono notevolmente migliorati.

Anche in Romania ci sono i vitigni autoctoni, il più diffuso si chiama Feteasca Neagra, “una ragazza nera”. Non ci sono analoghi tra i vitigni che conosciamo, ma un po’ si avvicina, a mio avviso, a un Syrah. 

Comunque ho preferito evitare i vitigni internazionali quando mi era possibile per assaggiare  i sapori e gli aromi autentici. La gran parte di vini che ho bevuto, erano i rossi, Feteasca Neagra, appunto, anche perché con la prevalenza della carne nel menu, era una scelta logica.

I bianchi non ho assaggiato nemmeno una volta, ma ho bevuto un paio di bollicine, una a colazione (ebbene si, quando sono in vacanza, bevo volentieri un calice a colazione in albergo), Margaritar, demi-sec, delicatamente fruttato, e un’altra durante il cenone di Capodanno. 

Ho assaggiato anche un rosé in qualità di vino della casa. Molti vini rumeni tendono al dolce, ed è sicuramente un “vizio” in comune dei paesi dell’est Europa. Infatti, questo rosé non era un granché.

Invece le tre Feteasca Neagra che ho bevuto nei diversi ristoranti, non erano affatto male, specie questo Domeniile Panciu. 
Rosso rubino nel bicchiere (difficile da trasmettere nelle foto fatte nei locali piuttosto bui o poco illuminati).
Al naso arrivavano il cuoio, il tabacco, il sottobosco, poi una nota vegetale e tante spezie.
In bocca è morbido, da buon tannino equilibrato e fresco, con le note di visciole, vaniglia, legno.

Una bollicina mi ha piacevolmente stupita, Rhein Extra Brut Imperial. Mi aspettavo qualcosa di dolciastro, dai profumi poco convincenti, invece no, era un vino spumante molto decente. Poi, leggendone sul sito, ho capito il perché: era Chardonnay, che di solito da buoni risultati anche nelle mani poco esperte.


Per me è difficile fare i discorsi più approfonditi: un paese sconosciuto che ho cercato di scoprire in meno di 4 giorni, assorbendo odori, sapori, consistenze, profumi, suoni, abitudini, temperature e modi di essere, tutti insieme. Non ho nemmeno preso gli appunti di degustazione, tranne una volta sola. Ho anche dimenticato di fotografare un paio di piatti, perché c’erano troppe cose, non riuscivo a concentrarmi. Se dovessi ritornarci un giorno, sarei sicuramente più attenta. Ma nel frattempo cercherò di assaggiare qualcos’altro in giro, magari al prossimo Vinitaly.

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About Giulia

Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adoro cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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