Lisbona vs Bucarest in 10 punti

Le mie feste sono differenti. Ora, dopo aver passato il Natale a Lisbona e il Capodanno a Bucarest, posso dirlo forte. Due paesi completamente differenti, uno all’estremo ovest dell’Europa oltre il quale c’è solo l’Oceano Atlantico, l’altro molto all’est, che sfiora i confini dei paesi dell’ex Unione Sovietica, Moldavia e Ucraina. Due opposti, due capitali di due paesi emergenti con 4000 km di distanza l’un dall’altro. 

Lisbona la conoscevo già, dopo il tanto desiderato viaggio a giugno, e me ne sono talmente innamorata che non vedevo l’ora di ritornarci. 

Non avevo mai visto Bucarest nè Romania, e fino a poco fa non ci pensavo proprio di andarci, non essendo attratta. E poi all’improvviso ho pensato: ma “famolo strano”, l’ultimo dell’anno a Bucarest, che molti mi dicevano fosse carina, potrebbe essere un modo di uscire dai soliti cliché di capitali europee come Parigi, Londra o Vienna.

Ora mi piacerebbe mettere a confronto queste due esperienze fatte a distanza di 2 giorni, passando per cibo e vino (e altrimenti non sarei io!), persone, accoglienza, shopping e … non so, quello che viene.

1. Clima

Le temperature a Lisbona si aggiravano intorno a 16-17 gradi, appena usciva il sole si stava una meraviglia, ma è una città molto ventilata e allora andavo in giro con il cappellino di lana (chi ha voglia di ammalarsi durate le feste, specie se in viaggio?)

A Bucarest eravamo nell’ordine di 1-3 gradi sopra zero, sempre o quasi coperto, senza vento. Grazie al clima secco per non si avvertiva il freddo e si stava bene anche a testa scoperta. Una volta però c’è stato il vento, e allora… aiuto!.. Freddo siberiano o quasi!

2. Riscaldamenti

Se qualcuno di voi è mai stato in Russia d’inverno, sa bene che i riscaldamenti  dentro i locali (che possono essere negozi, ristoranti, bar, hotel o case ecc) sono regolati al massino, e per stare bene si dovrebbe indossare al massimo una camicetta leggera. Guai a voi se sotto il cappotto avete un maglione di lana perché fuori fa freddo. Se non vi vestite a cipolla, siete fregati. A Bucarest è esattamente la stessa cosa. Dentro un qualsiasi locale la temperatura sfiora 25-26 gradi, e bisogna spogliarsi immediatamente per non rischiare morire soffocati e sudati.

A Lisbona il modello di riscaldamenti è quello all’italiana: non si sa mai se dentro il locale farà caldo o freddo perché qualcuno risparmia sui riscaldamenti. Quindi … vestitevi sempre a cipolla.

3. Cibo

A Lisbona ci siamo imbottiti esclusivamente di pesce, essendoci vicino all’oceano e avendo tanto pescato fresco, nonché la tradizione del baccalà. Quindi via ai frutti di mare, aragoste, astici e ostriche, ma anche percebes, sardine e tonno. Un giorno siamo andati a Cascais, una cittadina di mare, ops, sull’oceano, famosa proprio per andarci d’estate. Va bene anche in inverno, soprattutto perché mangiare il pesce là costa la metà che a Lisbona.

Naturalmente, c’erano anche le proposte di carne, e una volta abbiamo mangiato il coniglio marinato e arrostito sulla brace, ed era spettacolare. Ottimo il prosciutto e i formaggi, ma il pesce… è da sogno.

A Bucarest, al contrario, tutto il menu è basato sulla carne. E non è un caso: la carne rumena è saporita, morbida e succosa, sia affumicata che cotta sulla brace, stufata o arrostita al forno. Tanti tipi si salsicce e salsicciotti, spiedi e stinchi… La pietanza migliore che abbiamo mangiato erano le costolette di agnello, ma non agnello all’italiana dove ci sono più ossa che ciccia, le costolette serie, tipo quelle della Nuova Zelanda.

Qui ho mangiato la zuppa di trippa da urlo, più buona della mia vita (a presto con la ricetta).

I salumi sono buonissimi, i formaggi abbastanza buoni, ottime le verdure il salamoia e le patate saporite.

Il pesce? C’è, e quasi tutto di acqua dolce, ovvero, la carpa (fritta è buonissima), il persico e la trota (non salmonata). Inutile parlare di salmone e trota affumicati, eccellenti. Troverete anche le orate e spigole, ma che senso ha mangiarle, arrivate chissà da dove?

4. Vino

I vini portoghesi, indubbiamente, iniziano con il Porto. E se qualcuno si fa venire in mente bottiglie a forma di goccia di Mateus o quelle in coccio di Lancers, scordatevele. Il panorama eroico portoghese è ben lontano da quel modello, ed è diventato molto ricco e interessante. Ci sono i vini “verdi” meravigliosi, i rossi interessantissimi, e anche qualche bollicina niente male, anche se, a dire il vero, non ho ancora trovato quella che possa soddisfarmi completamente. Quindi, a mio avviso, è difficile sbagliare il vino, può solo essere non di vostro gradimenti perché non di vostro gusto.

Fino a qualche anno fa ero completamente prevenuta verso i vini romeni. Dopo averli assaggiati, ovvio. Così, per un bel po’ non li ho nemmeno cercati e voluti assaggiare. Questo viaggio si è rivelato un’occasione da non perdere per farmene un’idea più precisa.

Certo, continuano a non essere all’altezza di “classici europei”, italiani, francesi e spagnoli in primis. Ma ho assaggiato un paio di vitigni autoctoni rossi che mi hanno lasciato la voglia di continuare a provare. Ammetto, non ho bevuto i bianchi, nemmeno uno. Ho assaggiato un rosé della casa (troppo dolce) e ho stappato un paio d bolle. Una, per la ia grande sorpresa, era meno peggio di quello che mi aspettassi (poi vi darà i dettagli nei post dedicati), anche se la tendenza è di andare verso il demi-sec, il che per me non è il massimo.

5. Liquore di ciliegia 

Entrambi i paesi hanno il loro liquori di ciliegie, anzi di amarene. Quello bevuto a Lisbona si chiama Ginjinha, o  semplicemente Ginja, e si serve non solo ai ristoranti a fine pasto, ma esistono proprio i locali, piccoli buchi dedicati, dove bere uno, due o più shottini di questo liquore dolce e piacevole.

A Bucarest ho scoperto Višinata, molto simile a quello portoghese. Buono, servito sempre nei shottini a fine pasto.

Quando meno te l’aspetti!..

6. Shopping

Ho fatto shopping meraviglioso a Lisbona e ho avuto una delusione totale a Bucarest. E non per la mancanza di negozi o della merce (che probabilmente c’era), ma per la loro chiusura.

Lisbona, vacanze di Natale. 23 dicembre, domenica, tutto aperto. 24 fino metà giornata, 25 chiuso, 26 aperto e 27 pure. Comprato di tutto e di più: vestiti per Capodanno, oggetti per casa, prosciutto intero, formaggi, salumi e baccalà. E mangiato e bevuto in tanti locali, ginjnha compresa, mi sono fermata per un tè e per un Porto, per un dolcetto al volo e una fetta di Bolo Rei.

Bucarest, vacanze di Capodanno. 30 dicembre, domenica, tutto chiuso. Lunedì 31 aperto mezza giornata, 1 gennaio chiuso, 2 gennaio chiuso. Un po’ troppe chiusure per la città che vuole crescere e accogliere i turisti, no?

Quindi niente mercato (chiuso), niente prodotti locali, negozi di artigianato ecc. Alla fine mi sono accontentata di un negozietto di souvenir al centro vecchio. Fortuna che almeno i locali di Old Town erano (quasi) sempre aperti, anche se molti aprivano nel tardo pomeriggio. Qualche negozietto aperto la mattina del 31, ma molti chiusi anche l’ultimo dell’anno.

Mah…

7. Lingua

Entrambe le lingue sono romanze o latine, ma completamente diverse fra loro e poco comprensibili per l’orecchio italiano. Anche se, secondo me, il portoghese si capisce un po’ meglio. Melodico e dolce, il portoghese mi fa venire subito il sorriso sulle labbra e mi fa pensare alle  spiagge, al caldo e al calore umano, alla leggerezza di essere e alla vita che è bella. Cerco sempre di dire qualcosa in portoghese, di imparare qualche parola nuova, di spiegarmi in lingua. Esattamente il contrario con il rumeno. Non lo capisco, non mi piace, mi suona male e non ho imparato nemmeno come si dice grazie. Ci ho provato, ma sono parole complicate che non mi rimangono in memoria. Comunque non è difficile leggere in rumeno e si capisce un po’ di più sulla carta. E la prima volta che trovo una tale resistenza della mia mente verso una lingua. Credo che mi applicherei di più con il cinese! 

Ma non vi preoccupate: quasi tutti parlano inglese, chi più chi meno, e ci si riesce a spiegarsi sempre. Ma fate attenzione che vi abbiano capito davvero, perché a volte annuiscono e poi fanno come pare a loro (almeno al ristorante).

8. Pavimentazione

Una delle cose più belle di Lisbona, azulejos a parte,  sono le pavimentazioni, specie al centro della città. I disegni geometrici, fatti con le mattonelle bianco-nere, sono quelle che trovate anche a Rio de Janeiro, e regalano un fascino incredibile alla città, però a volte cammino, guardandomi sotto i piedi, ammirando per terra.

Dovete fare lo stesso anche a Bucarest, ma per i motivi completamente diversi. Il centro della città e dintorni sono fatti di lastricato, semplice, bianco, ma rovinato in più punti. Se non vi guardate sotto i piedi, rischiate una distorsione (io l’ho sfiorato almeno 2-3 volte)

9. Taxi

L’ultima volta all’aeroporto di Lisbona ci hanno fregato. Il tassista. Siamo arrivati di domenica, felici, rilassati, saliti su un taxi indicato da un addetto, e siamo partiti senza curarci del tassametro. Sapevamo la distanza e i tempi di percorrenza, e anche la cifra da pagare, sui 15-20 €. Arrivati alla destinazione, sorpresa: 35 €. Ma perché? Il tassista ha risposto che nei we costa di più. Siamo rimasti male, poi abbiamo chiesto nel nostro albergo se era vero. In effetti no: non esistono le tariffe del weekend, esistono i tassinari stronzi. Il taxi privato potrebbe costarvi al massimo 25 €. State attenti.

Prima di partire per Bucarest mi sono informata su ogni cosa. I siti che ho visitato, dicevano che si possono subire anche le fregature, ma basta andare a prenotare il taxi ufficiale, scegliendo la compagnia a seconda della tariffa. Non avevo ben capito cosa significa, finche non l’ho visto: agli arrivi ci sono le machinette, tipo parcometri, di colore giallo, dove è possibile scegliere la compagnia dei taxi sul monitor, poi esce il bigliettino come per fare la fila alla posta, con il numero della targa e il tempo di attesa. 3 minuti.

Abbiamo aspettato fuori dall’aeroporto esattamente 3 minuti. In realtà fuori c’erano anche altri taxi, ognuno con la tariffa scritta sul fianco (da 1,69 a 1,99 Lei), ma penso che funzionino più o meno allo stesso modo. Alla fine il percorso ci è costato 34 Lei (9 € circa).

Ah, quando siamo arrivati, l’uscita era di sotto, e li di fronte c’erano alcuni taxi, sempre gialli ma non esattamente ufficiali, che chiedevano –  udite-udite –  25 € o 100 Lei. 

Fate attenzione.

10. Città

Sia a Lisbona che a Bucarest i nostri hotel erano nel centro storico o nella sua prossimità. 

…Una bella via pedonale a Lisbona, piena di ristoranti, belle palazzine e locali storici ristrutturate con cura, le mattonelle bianche lisce e lucide per terra. Colori, sorrisi, voci, profumi, luci, i miei adorati azulejos creano un’atmosfera unica e coinvolgente che mi ha fatto innamorare di Lisbona fin dal primo respiro, primo sguardo, primo morso. E’ una città che non assomiglia a nessun’altra, con le sue viuzze strette e piazze enormi, il fiume Tejo di circa 2 km di larghezza quando attraversa la città, i tram che si arrampicano sui colli di Alfama e le pasticcerie a destra e manca con le vetrine piene di pastel de nata. Una città colorata e accesa, sempre viva, sempre in movimento. Una città che ti entra nel cuore e non lo lascia più.

…Una delle vie centrali a Bucarest, e la prima cosa che dava all’occhio, era il contrasto tra “miseria e nobiltà”, se così si può dire. Bellissime palazzine d’epoca, alcune restaurate, altre letteralmente a pezzi, i palazzoni del periodo comunista, brutti, grigi e fatiscenti, che al piano di sotto spesso ospitano i negozi di lusso e di marchi famosi. Pavimentazioni di lastricato chiaro o di sanpietrini, pulitissimi perché ci sono sempre gli spazzini con le scope, ma spesso rotti o rovinati. 

Capisco perché qualcuno chiama Bucarest “una piccola Parigi”: i palazzi nello stile Barocco e Liberty fanno pensare davvero alla capitale francese e alla sua elegante architettura, peccato che le brutture del recente regime non ha rispettato la bellezza. Una città grigia e cruda che di notte, con le luminarie, nasconde il brutto e si illumina, creando l’illusione di bellezza. Una città dal centro vecchio pieno di gente, di turisti più che altro, di buttadentro davanti ai ristoranti e di persone meno fortunate che chiedono un po’ di soldi in lingua che non si capisce. Una città che non è facile amare, ma che sicuramente può offrire molto. Una città che cercherò di raccontarvi, perché mi ha incuriosita e mi ha ingolosita, ma non mi ha fatto innamorare.

Ecco, questo è un primo assaggio dei miei bellissimi viaggi, ma intendo approfondire la questione importantissima: cibo e vino. A presto!

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About Giulia

Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adoro cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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