Vino. Merano Wine Festival in 5 punti e un Pentalogo

Amo le prime volte perché mi concedono emozioni nuove, perché non ho aspettative e sono aperta a tutti gli sviluppi della situazione. E così fu.

…Erano almeno 5 anni, se non di più, che volevo andarci, a Merano,  alla famosa manifestazione dedicata ai vini e al cibo,  ideata ben 27 anni da da Helmuth Koecher. E ogni volta c’era qualcosa che mi impediva di farlo: situazione personale, lavoro, altri viaggi e cose simili. Scherzi del destino? Quest’anno, finalmente, tutto sembra essere andato per il verso giusto: tempi, organizzazione, compagnia, amicizie e viaggio. Non potendo concedermi tutti i 5 o anche 6 giorni, ho scelto di farne i primi due, compresa la giornata del fuori festival, dedicata ai vini naturali e biodinamici.

Fatto bene? Si e no. Si, perché ho capito come funziona e come devo organizzarmi per la prossima volta (che ci sarà senz’altro). No, perché il fuori festival si è rivelato scarso e deludente, e in compenso almeno una giornata in più ci voleva.

Ma andiamo per ordine. Ora vi racconto  il mio Merano Wine Festival in 5 punti + 1.

1. Colazione

Prima di iniziare qualsiasi attività della giornata, dicono i nutrizionisti, bisogna fare colazione. Nella vita normale non do molta importanza a questo passaggio, ma quando sono fuori, specie se mi aspettano giornate ad alto tenore alcolico, si. Proprio a fianco di Kurhaus c’è un negozio di alimentari tipici dell’Alto Adige, Pur, e all’interno, accanto al reparto gastronomia, c’è un banco bar dove fare colazione, aperitivo, mangiare qualcosa velocemente e non. Come se non bastasse, in fondo al negozio c’è una Sala Merende dove consumare il pasto, se non si vuole stare al banco su uno dei 8 sgabelli. Il menu è semplice: alcuni vini regionali al calice, taglieri con salumi e formaggi, toast (ma fatti con il pane di segale, mica pane in cassetta qualsiasi) e zuppe del giorno. Insomma, un luogo perfetto per dare una giusta carica alla giornata.

Dunque, prima di entrare nel vivo del festival, andavamo a fare colazione perfetta: un calice di vino, un tagliere o un toast. E alla fine, prima di partire, ho fatto anche la spesa: speck, formaggi, pane e altre bontà divine.

2. Naturae et Purae

Le prime due giornate del Merano WineFestival erano dedicate ai concetti di naturalità e purezza nel mondo del vino. E così la mia esperienza al MWF è iniziata con una giornata del fuori festival, presso i Giardini di Castel Trauttmansdorff, dove si è tenuto un convegno sull’argomento. per arrivare al Castello a piedi ci voleva quasi un’oretta, sono 4 chilometri dalla stazione, ma ne è valsa la pena. Una bella giornata, tante foglie gialle e rosse, cose che a Roma non si vedono, vigneti e meleti, il rumore del fiume Adige, l’aria frizzante, hanno contribuito a rendere la giornata perfetta.

Un po’ meno perfetto è stato in convegno: poche persone, di cui quasi tutti i relatori, argomenti che dovevano essere interessanti, tra cui “Vino naturale: moda calante o sfida crescente?”,  risultavano noiosi e poco coinvolgenti. Eppure i temi sono attuali e poco esplorati. Mah, qui c’è da lavorare .

Invece il giorno dopo, venerdì, all’interno del Kurhaus è stato possibile degustare una selezione di vini biologici, biodinamici di ben 118 aziende e 20 PIWI in tranquillità e rilassatezza. Poca gente interessata all’argomento, evidentemente che lo considera questione di moda, ma proprio per questo si poteva parlare con i produttori e assaggiare tutto quello che mi sono prefissata.

Da prendere nota di un Carignano di Biomar, a dir poco, insolito e sorprendente. E’ un piccolo vigneto su un’isola d Sant’Antioco in provincia di Cagliari, cresciuto sulle dune, sulla sabbia, a rendere particolare il vino, segoso ed elegante come pochi.

Ovviamente, ho assaggiato anche le bollicine, un vino in anfora, dei rossi toscani e un metodo ancestrale emiliano, e vorrei aver avuto più tempo, ma…

3. Emergente Sala

… ma c’è stata la finale di Emergente Sala selezione Nord 2019, giunto ormai alla sua terza edizione, l’appuntamento chiave che riassume i valori dell’accoglienza e del servizio, per capire lo stato del mestiere di sala all’interno della ristorazione italiana. L’avrei seguito anche senza invito, l’ingresso era libero, ma essendo sempre più appassionata dell’argomento, specie dopo averlo seguito durante il Festival della Gastronomia, alle Officine Farneto, evento organizzato da Luigi Cremona e Lorenza Vitali, sono stata invitata di nuovo a far parte della giuria.

15 erano i candidati, tutti rigorosamente sotto i 30 anni, tra cui moti lavorano nei ristoranti stellati come maitre di sala o sommelier, o entrambi. Belli, curati, preparati, colti, professionali e tanto emozionati, cose che si vedevano e si sentivano, e facevano tenerezza.

Dopo la parte teorica, che consisteva nella presentazione dei candidati che poi dovevano rispondere a una serie di domande da parte dei giurati, c’è stata anche una parte pratica: il pranzo a buffet, dove ogni ragazzo aveva una postazione sua abbinata ad un prodotto degli sponsor dell’evento. Preparati anche nella parte pratica, i ragazzi hanno studiato i prodotti, i dettagli e presentavano non una fetta di pane o di formaggio, ma un prodotto con la storia e i vari perché.

Tre sono stati i finalisti scelti, i due primi ho azzeccato. Giuseppe Laboragine, maitre presso Il Ristorante Del Cambio, classe 90, Gabriele Bianchi, classe 95, lavora attualmente nel Ristorante Marconi a Bologna e Daniele Rinzivillo, classe 90, che lavora presso Palazzo Matteotti  come restaurant manager.

Sono davvero contenta, bravissimi loro, e in bocca al lupo per Emergente Sala 2019 a Roma!

4. Kurhaus & vini

MWF Official, invece, iniziava sabato, dalle 10 del mattino. Appena messo piede in zona, intorno alle 10, ho visto file interminabili alla biglietteria, all’ingresso principale, all’accredito dei produttori, al guardaroba, insomma, ovunque. Varcata la soglia della sala principale, Kursaal, per un attimo ho esitato: da tempo non vedevo così tanta gente, ma così tanta che non riuscivo a distinguere i produttori dai visitatori.

 

Secondo il catalogo, in esposizione avrei trovato ben 350 aziende della selezione ufficiale, 13 vini estremi, 12 new entry e 6 volcanic wine. Inoltre nella parte dedicata al Wine Hunter si poteva assaggiare 329 etichette, e poi ancora 70 aziende internazionali e 34 di Champagne.

I numeri sono impressionanti, c’era da divertirsi, specie tra i vini internazionali e i vini estremi, peccato che non ero pronta, anzi, non ero preparata; avrei dovuto studiare il catalogo in anticipo e individuare il percorso da fare, soprattutto sapendo che avevo a disposizione solo poche ore per poi partire per Roma.
Quindi niente scoperte sorprendenti, per il mio grande dispiacere, ma solo un giro di ricognizione e di adattamento.

Fortuna che incontro sempre produttori che conosco: riassaggiato volentieri De Buris, il fantastico Amarone di Tommasi, presentato nemmeno un mese fa, Leonia, Metodo classico di Frescobaldi, una bollicina sorprendente sia in versione Blanc de Blanc sia Rosé, salutato con affetto Roberto Felluga e goduto del suo Sauvignon Riserva Russitz Superiore Collio, assaggiato una piacevole Ribolla Gialla spumantizata di Collavini e brindato con un’amica con un Franciacorta Mirabella Edea.

Ad ogni modo, questa mezza giornata caotica mi è servita, ma il perché lo spiego sotto.

5.GourmetArena

Dove c’è vino, c’è anche il cibo, e viceversa. Naturalmente, il connubio non poteva mancare anche al MWF, e allora il mio preciso dovere era fare un bel giro al GourmetArena. Potete immaginare che passare per 100 aziende espositori ufficiali, assaggiare almeno qualcosa tra i salumi pregiati, le mozzarelle di bufala, i pomodori dolcissimi, gli oli particolari, la tartare di carne piemontese e la stracciatella setosa. Ho bevuto il latte di bufala da perdere la testa, e il latte di capra non puzzolente (peccato che non sono ancora commercializzati), ho visto tanti panettoni e tartufi, liquori e ostriche, insomma, c’era da dedicare almeno una mezza giornata interamente al food.

Come se non bastasse, c’erano anche altri espositori, in tutto circa 200, tra birre, prodotti regionali, spirits e altro.

Ed ecco il frutto della mia “prima volta”, il pentalogo della sopravvivenza.

Pentalogo

1. Prendersi tutti i 5 giorni, ma…

2. Ignorare il fuori festival di giovedì, fare il primo giorno, venerdì, che è biodinamico, possibilmente saltare il weekend, anche parzialmente, in quanto è più frequentato, rilassandosi beatamente alle terme, e ritornare lunedì per MWF Official, e poi martedì per Catwalk Champagne.

3. Venire in macchina: spostarsi liberamente è fondamentale, specie se si decide di fermarsi fuori Merano, o per andare a mangiare altrove, o per far una gita, ma soprattutto per portare a casa ogni bendidio enogastronomico.

4. Studiare bene il catalogo e farsi una scaletta di visite e di assaggi, esattamente come faccio al Vinitaly. Ma al Vinitaly è una questione di ottimizzazione dei tempi, essendo gli spazi enormi, a Merano, al contrario, è una necessità di capire in anticipo dove sono posizionati i banchi che mi interessano per non perdersi in mezzo al fiume umano negli spazzi ridotti.

5. Scarpe comode, jeans, maglietta o maglioncino leggero  –  sono tutte le cose oramai sapute e risapute. Ma stavolta aggiungo anche una borsetta piccola a tracolla, e non una borsa normale. Questione di sopravvivenza: quando la gente è tanta, troppa, è davvero difficile girarci in mezzo, avendo una zavorra sulla spalla.

Il prossimo 28° Merano Wine Festival si terrà da 8 a 12 novembre 2019. Siete avvertiti, preparatevi!

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About Giulia

Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adoro cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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