Speciale Londra. Enoteche: belle, diverse, in avanguardia

Si sa, quando si va all’estero, specie nei paesi un po’ più avanti rispetto al l proprio, spesso sembra vivere in un’altra dimensione. E’ quello che mi è successo a Londra. Avere a che fare con la mentalità più aperta, con la predisposizione per la tecnologia e per l’innovazione nella vita quotidiana, nella quale funziona tutto, è rincuorante da una parte e frustrante dall’altra.

Rincuorante perché sai che ci si può arrivar, che in fondo non è difficile, basta avere la buona volontà e l’organizzazione mentale, frustrante perché ti domandi su quando arriverà anche nel tuo paese.

Gli autobus in orario, la metro con la certezza di entrare (e di uscire) solo se si è in possesso di un biglietto regolare, le caffetterie dove leggere, studiare o lavorare ovunque, e non contate sulle dita di una mano o le enoteche ognuna con Enomatic, un innovativo sistema per la degustazione di vini self service.

Si, ovvio, ci sono anche in Italia, ma sono talmente pochi che quasi non se ne trovano nemmeno con la ricerca su santo google.

Dopo aver letto articoli dedicati, dove alcuni dichiaravano che questo è un modo anonimo di bere vino, sono rimasta perplessa. Nessuno impone di sostituire un sommelier o un enotecario con una macchina, ma di avere più possibilità di assaggiare cose nuove e diverse e poter fare le proprie scelte. Questo perché non tutte le bottiglie sono in  mescita, vuoi per i costi vuoi per poche richieste, ma solo il fatto di poter bere un vino che ti incuriosisce senza doverne per forza acquistare una bottiglia, è importante.

E’ semplicissimo: ci sono wine card, gratuite e ricaricabili, che permettono di selezionare non solo il vino, ma anche la sua quantità da assaggiare: 50, 75, 100 o anche 150 ml. Una volta che si capisce che il vino interessi o meno, se ne può bere un altro calice o due, o passare all’acquisto.

Il personale che ho incontrato nelle enoteche è perfettamente preparato ed efficiente, a differenza di alcuni dipendenti nelle enoteche nostrane che non sanno dare le informazioni base.

E poi non parliamo della conservazione del vino. Lo so, ci sono i limiti di circa 3 settimane per farlo rimanere inalterato, ma secondo voi, quanto può durare una bottiglia?

Ricordo che il primo Enomatic ho visto in Francia, in un enoteca a Bordeaux, e sono rimasta molto (piacevolmente) colpita.

Ora ditemi, qual’è il vero problema? I costi? Il tradizionalismo che sfiora la chiusura mentale? I posti di lavoro? O il classico “Il buon vino si vende da solo”?

C’è il margine per l’evoluzione? O resteremo per sempre un fanalino di coda?

Nel post ho inserito le immagini delle tre di alcune enoteche visitate a Londra. Guardate, pensate e siate onesti.

Hedonism
Humble Grape
The Sampler

 

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About Giulia

Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adoro cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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