Vino. Cantine Gaffino, un pezzo dell’Antica Roma sull’Ardea

Non sapevo niente dell’esistenza delle Cantine Gaffino sulla via Ardea, a metà strada tra il caos di Roma, il verde dei  Castelli Romani e il mare di Anzio. Ma il caso a volte prende la mia vita nelle sue mani e mi conduce verso i luoghi e le persone attraverso altri luoghi ed altre persone. Una mia amica mi ha detto: “Quando vieni in Veneto, portami il bianco di Gabriele Gaffino che mi piace tanto”.

Bene. Se lei, un’esperta e la produttrice di vino, bianchista dichiarata, dice che sia buono, allora lo è. E sono andata a cercare la cantina in questione.

Era una giornata strana, grigia e afosa, dopo il caldo infernale sono arrivate poche gocce di pioggia senza risolvere niente. La strada che portava da Roma in direzione della cantina, era piacevole e scorrevole, nonostante un venerdì pomeriggio (orario maledetto, specie in estate). Stavo quasi passando il cancello giusto, perché l’insegna ancora non c’è, ma il santo navigatore, o, meglio, Waze (lo usate tutti, vero?), mi ha detto di ritornare.

Arrivata alla cantina, sulla soglia ho subito visto Gabriele con gli altri suoi collaboratori. Mi aspettava, certo, ci eravamo sentiti per telefono e ci siamo accordati.

 

Adoro incontrare le persone entusiaste del proprio mestiere e della propria vita, anche se non sempre rose e fiori. La cantina è stata fondata dal papà di Gabriele nel 1961, ma lui non ha iniziato  la sua carriera tra le vigne bensì tra gli eventi e agenzie di PR a Roma. Da qualche anno però ha deciso di cambiare rotta e intraprendere il mestiere di vignaiolo. Infatti, adesso la cantina è tutta da rifare e da restaurare, ma ho visto i progetti e vi dirò che tra qualche anno ci saranno grossi cambiamenti e cose belle da vivere.

Ma la cosa più importante di ogni cantina non è l’aspetto, ma il prodotto. Adesso Gabriele produce 5 etichette, 4 rossi (uno nuovo che esce quest’anno) e un bianco. Ho assaggiato tutti i cinque vini, e devo dire che l’ultimo arrivato mi ha entusiasmata più di tutti.

Ma andiamo per ordine, ve ne racconto tre, gli altri (ma anche tutti quanti) provate a trovarli e ad assaggiare. Vedrete che sorpresa.

Fojetta 2017, Viognier 100%. Nella Roma papale Fojetta  era un’unità di misura pari a mezzo litro, creata appositamente per la vendita di vino nelle osterie. Il Viognier, invece, è un vitigno internazionale  a bacca bianca, dalle origini incerte, ma ci dice che possa provenire dalla regione di Rodano. Profumato, elegante, quasi burroso dalle note floreali, si beve che è un piacere. Pare che nel Lazio abbia trovato le condizioni giuste per dare il meglio

Roma DOC 2015, Montepulciano 50%, Sangiovese 35%, Petit Verdot 15%. Fate caso all’etichetta, è una piantina di Roma. Un vino con un naso complesso ed importante, vellutato  e pieno in bocca.

Opimiam IGT 2016,  Syrah 100%. Opimiam per gli antichi romani era un vino molto pregiato che doveva invecchiare 25 anni. Considerando  che la durata della vita all’epoca era ridotta, il vino fatto da un padre poteva essere bevuto da un figlio, che a sua volta produceva il vino e quasi mai riusciva ad assaggiarlo. Anche se quello attuale non invecchia 25 anni, è un vino pieno, intenso, minerale ed elegante.

Vi ho convinti all’assaggio?

Cantine Gaffino
Via Ardeatina km 24.650
Ardea (RM)

Seguimi anche su

About Giulia

Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adoro cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *