Prosecco. Bele Casel, ColFondo e altre storie

Passare le vacanze in Veneto non è stata una scelta casuale. Tutto ha iniziato a Vino in Villa, una quattro giorni di full immersion nel Prosecco DOCG tra Conegliano e Valdobbiadene. Dico la verità, mi sono innamorata delle dolci colline verdi, ricoperte dai vigneti, ma poi ho anche conosciuto tante belle persone e alcuni luoghi incantati, dove ho voluto tornare in santa pace della solitudine con la mia metà e approfondire gli argomenti essenziali: cibo e vino, ops, prosecco. E poi quella era un’occasione giusta per andare a trovare alcuni amici e amiche, e godere della loro compagnia, indisturbati da eventi e persone.
Alcuni dei miei incontri, dal punto di vista istituzionale, sto raccontando su Scatti di Gusto, altri aspetti privati voglio tenere per me, per Rossa di sera.

Prosecco ColFondo di Bele Casel, azienda vinicola ad Asolo, che Luca Ferraro gestisce insieme alla sorella Paola, conosco da almeno 6 anni. Esattamente da quando conosco Luca. Questo Prosecco, dapprima sembrato strano, ho apprezzato molto in fretta, e da allora lo cercavo sempre in giro. Allora era una cosa rara, ma da qualche anno è ritornato in voga e ci sono anche altre aziende che lo fanno.
Comunque, il mio soggiorno in Veneto era un occasione giusta per andare, finalmente, in azienda. Alla vigilia di Ferragosto. Luca era li, a etichetare le bottiglie, e mi ha fatto fare un giro in cantina, raccontano la storia della sua vita, legata a quella dell’azienda. Il nonno che aveva un ettaro di vigneto e faceva il vino sfuso, da damigiana, il papà, aspirante enologo che ha conosciuto la mamma (figlia di nonno di Luca), l’amore, i figli, l’evoluzione, l’adattamento ai tempi moderni, la tenacia, le difficoltà e la fedeltà alla strada scelta. Che alla fine ha pagato.

Abbiamo chiacchierato di Consorzi e di FIVI (argomento che vorrei approfondire alla prossima fiera), di vigneti e di scelte di produzione (bassissima solforosa e basso residuo zuccherino), di progetti (qui dovete aspettare qualche annetto, ma mi auguro, si realizzi tutto quello che è stato pensato) e di presente.

Alla fine la degustazione si è fatta in casa. E mi sono sentita in famiglia, con tanto dell’album dell’azienda con foto vecchie dettagli dei vigneti e dei terreni, con le uve e i sovesci, insomma, una storia fatta dalle persone e non dai personaggi. E ho chiesto a Luca un regalo: una barbatella di Glera, che coccolerò tanto.

Ho assaggiato altre due etichette, un Extra Brut, sempre sapido, ma più elegante e un Extra Dry, più dolce e floreale, ma il mio favorito è sempre ColFondo, il classico dei contadini di una volta. E’ nato molto prima del metodo Martinotti, perché rifermentava in bottiglia, non veniva sboccato e per questo rimaneva torbido, sur lie.

A volte i gusti cambiano, ma in questo caso no. Quel gusto sapido e minerale, quel salino del retrogusto con le sfumature amarognole, quel naso fresco e fruttato, e la crosta di pane che sembra quasi di mangiarlo, non si possono dimenticare.

Ora ne ho qualche bottiglia a casa, e ho pensato agli abbinamenti. Pesce, non troppo delicato, è al primo posto. Non un merluzzo o una vongola, ma qualcosa di saporito e consistente, lo spada, il tonno, il palamita, crudi e cotti.

Quindi ho preparato una tartare di palamita con capperi, sale alla vaniglia, aneto e erba cipollina. E poi la stessa palamita scottata in padella su una crema di fagioli bianchi al pomodoro crudo. Poi, la sera, il pesce spada con funghi porcini e una cotoletta di spada.
Sapete cosa vi dico?
Abbinamenti divini.

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About Giulia

Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adoro cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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